Palazzo Barolo
Palazzo Barolo costituisce un meraviglioso esempio di nobile dimora secentesca. Ne iniziò la costruzione Carlo Amedeo Provana di Druent. Alla fine del Seicento il figlio, conte Ottavio, affidò all’architetto ducale Gian Francesco Baroncelli importanti opere di ampliamento e di abbellimento del palazzo.
Elena Matilde, figlia unica del conte di Druent, sposò il marchese Gerolamo Falletti di Barolo e nel 1727 il palazzo passò in eredità al loro figlio primogenito Ottavio Giuseppe. Questi commissionò a Benedetto Alfieri il restauro del Palazzo; furono eseguiti rilevanti lavori sulla facciata esterna - atrio e scalone - e gli affreschi del piano nobile. Il figlio di Ottavio Giuseppe, Carlo Girolamo, fece ampliare ulteriormente il palazzo.
Carlo Girolamo e il figlio Ottavio Alessandro nel corso della seconda metà del Settecento riunirono nel loro “salotto” un rinomato centro culturale, frequentato da intellettuali e letterati.
Il marchese Ottavio, studioso e scrittore, partecipò all’attività letteraria e politica: fu membro della Società Sampaolina, dell’Accademia di Filosofia e Lettere di Fossano e dell’Accademia delle Scienze di Torino. Come molti aristocratici del tempo viaggiò molto in Europa, portando spesso con sé il figlio Carlo Tancredi. Agli inizi dell’Ottocento si trasferì a Parigi alla Corte di Napoleone, che lo nominò conte dell’Impero e Senatore.
Proprio alla Corte imperiale Carlo Tancredi incontrò la marchesa Juliette Colbert di Maulévrier e il loro matrimonio fu celebrato a Parigi il 18 agosto 1806.
Il salotto Barolo era sempre frequentato dai personaggi di maggior spicco: aristocratici, letterati e scienziati, diplomatici, politici, nonché ambasciatori di stati italiani ed europei. A palazzo si incontravano abitualmente Cesare Balbo, Pietro e Santorre di Santa Rosa, Gustavo e Camillo Benso di Cavour, Cesare e Alessandro Saluzzo, Giuseppe Gerbaix de Sonnaz, Vittorio Sallier de La Tour, Federico Sclopis, Cesare Alfieri di Sostegno, Joseph e Rodolfo de Maistre. Si discuteva di letteratura e filosofia, di scienza e politica, di riforme sociali.
I coniugi Giulia e Tancredi non ebbero il dono dei figli, ma la loro casa divenne, oltre che il ritrovo di aristocratici e intellettuali, l’asilo dei poveri e dei derelitti. Ogni giorno, nel sontuoso atrio di palazzo Barolo, venivano accolti disoccupati, ex carcerati, infermi, anziani soli: una media di 200 persone riceveva un pasto, vestiti e legna nei mesi invernali. Giulia in persona lavava e medicava le loro piaghe ed insegnava loro a curarsi. Diede vita a vari istituti educativi ed assistenziali: il Rifugio dove ex-carcerate e giovani a rischio trovavano un ambiente familiare ed un lavoro dignitoso e diverse scuole d’istruzione e formazione professionale per bambine e ragazze povere.
I coniugi Barolo intorno al 1829-1830 decisero di aprire nel loro palazzo una “sala d’asilo per cento bambini poveri di entrambi i sessi”, con un regolamento educativo d’avanguardia, messo a punto con lungimiranza pionieristica da Carlo Tancredi, e basato sul gioco, sul movimento all’aria aperta e sulla collaborazione dei genitori. Tra l’altro, vi erano bandite le punizioni corporali, allora in voga dovunque. Priorità assoluta era data ai figli dei genitori più a rischio.
Nel 1845, al piano nobile del suo palazzo, la Marchesa costituì le “Famiglie di operaie”, vere e proprie “Case-famiglia” in cui gruppi di dodici ragazze dai 14 ai 18 anni venivano ospitate per un periodo di sei anni: ciascun gruppo era guidato da una "mamma" laica. Le ragazze di giorno lavoravano presso botteghe artigiane con datori di lavoro di indiscussa onestà, mentre durante il tempo libero vivevano nella famiglia.
L'ultimo omaggio della marchesa di Barolo a Torino fu la costruzione della chiesa di S. Giulia e di altre strutture pastorali nel degradato quartiere di Vanchiglia.
La marchesa di Barolo chiuse la sua laboriosa vita il 19 gennaio 1864.





